Sono state traslate le reliquie di San Bartolo
30 Marzo 2026
Venerdì 27 marzo, in una celebrazione presieduta dall'Arcivescovo di Pompei, Monsignor Tommaso Caputo, le spoglie mortali di San Bartolo Longo sono state traslate dall'Altare di San Giuseppe, in Basilica, nella cappella a Lui dedicata, interessata da alcuni lavori di rifacimento. Sono stati i sacerdoti del clero pompeiano a portare in processione le spoglie mortali di San Bartolo, un rito condiviso da una grande folla. Erano presenti diaconi, religiosi e religiose, in modo speciale le "Suore Domenicane Figlie del Santo Rosario di Pompei" e i Fratelli delle Scuole Cristiane, Cavalieri e Dame dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro, cui San Bartolo apparteneva, le comunità parrocchiali della città di Pompei, pellegrini, numerosissimi laici di associazioni e movimenti. A fare corona, presidio premuroso alle reliquie di colui che dai giovanissimi è ritenuto un autentico padre, i bambini e gli adolescenti accolti nelle Opere di carità del Santuario. "Perché San Bartolo riposerà qui, accanto all’altare dove si celebra l’Eucaristia, l’altare, segno di Cristo, che stiamo per benedire? - ha rimarcato, nella sua omelia, l'Arcivescovo - Perché ogni giorno San Bartolo continuerà a insegnarci che la Santa Messa non è solo una sosta di preghiera, ma il luogo in cui la Parola di Dio e il Pane di vita eterna risplendono in tutta la loro luminosità. Perché San Bartolo ci spronerà a vivere ogni giorno con fede rinnovata questo appuntamento divino della Santa Eucaristia, fonte e culmine della vita della Chiesa". Nell'omelia, tenuta durante la Santa Messa in Cappella, parlando del valore della testimonianza, l'Arcivescovo Caputo ha spiegato: «È Gesù stesso che ci indica la strada: le opere che egli compie testimoniano la sua origine divina, sono segni eloquenti della sua identità. Dio parla attraverso le opere! “Anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre”. Le parole possono anche affascinare, ma non riescono a convincere, le opere invece sono un segno evidente di quel surplus di luce che l’uomo non può darsi da solo. L’insistenza di Giovanni sul ruolo dei segni rappresenta una decisa provocazione: se vogliamo parlare al cuore dell’uomo, se desideriamo favorire l’incontro con il Mistero, se vogliamo dare la possibilità di intravedere la luce, è necessario compiere le “opere del Padre”». San Bartolo è, anche in questo, modello al quale guardare. «È quello che il nostro Fondatore ci ha insegnato! - ha proseguito l'Arcivescovo, che nel corso del rito ha anche benedetto la Mensa dell'Altare - Quanto è vera la sua testimonianza, quanto sono veri i suoi segni! Quanto provengono da Dio le sue opere! San Bartolo concepiva la carità non solo come un dovere per un buon cristiano, quanto come la naturale espansione della vita di fede. "Trionfo di Fede e di Carità: ecco Valle di Pompei. È la luce che prorompe dal Cuore di Dio, è il caldo di amore che infiamma il cuore dell’uomo. Carità senza Fede sarebbe la suprema delle menzogne. Fede senza Carità sarebbe la suprema delle incongruenze; Valle di Pompei le ha riunite in un magnifico equilibrio; due ali congiunte in un medesimo volo" (Bartolo Longo, in RNP, 1925, 9). E noi, davanti alle sue spoglie mortali, siamo invitati a ripartire da questo annuncio. Anzi desideriamo prendere un impegno solenne durante questa celebrazione eucaristica, perché l’Eucaristia assuma la sua piena centralità nella nostra vita e nella nostra missione». Alle pareti della Cappella "San Bartolo Longo", riaperta dopo i lavori, sono state affisse le tavolette che descrivono le quattordici stazioni della via Crucis. Le opere furono donate a San Bartolo da San Ludovico da Casoria, che Longo guardò sempre come proprio modello di riferimento per la fede e per la carità.